sabato 27 settembre 2025

Il cicloturismo

 

In sella al futuro del turismo sostenibile

Nei giorni scorsi si è tenuto a Venezia, presso la sede di Unioncamere del Veneto presso il VEGA di Porto Marghera, il convegno “Verso un turismo sostenibile e competitivo: scenari e opportunità del cicloturismo per il Veneto”, organizzato da Unioncamere del Veneto con la collaborazione della Regione del Veneto, ISNART e di numerosi partner istituzionali e privati. 

L’iniziativa ha rappresentato un importante momento di confronto su un fenomeno che non può più essere considerato di nicchia: il cicloturismo, oggi uno dei trend più promettenti a livello nazionale e internazionale, capace di generare valore economico, destagionalizzare i flussi e valorizzare i territori meno battuti. 

Durante i lavori, Paolo Bulleri (ISNART) ha illustrato il V Rapporto sul cicloturismo con un focus sul Veneto: un mercato che in Italia muove 89 milioni di presenze l’anno e produce 9,8 miliardi di euro di spesa turistica, pari al 10% del totale. Il Veneto si conferma prima regione per numero di cicloturisti, con il 15% dei praticanti italiani e un’offerta che riceve un giudizio medio di 8,3 su 10, superiore alla media nazionale. Il focus sulla ciclovia Garda-Venezia ha mostrato il profilo del cicloturista tipo: uomo tra i 45 e i 60 anni, con occupazione stabile, che viaggia spesso da solo o in coppia, predilige hotel e B&B e spende più della media nazionale, soprattutto se straniero. I punti di forza più apprezzati sono stati accoglienza, ristorazione ed enogastronomia, mentre le criticità segnalate riguardano il trasporto ferroviario dedicato e la carenza di segnaletica e strumenti digitali. 

Stefano Sisto, direttore della Direzione Turismo e Marketing Territoriale della Regione del Veneto, e Diego Gallo di Etifor, consulente della Regione, hanno illustrato la strategia regionale, che punta a integrare infrastrutture, governance e prodotto turistico. In particolare, Gallo ha sottolineato l’importanza di un cambio di paradigma - da corporate a community - dal turismo pensato come insieme di grandi progetti settoriali a una visione sistemica che mette al centro i territori e le loro comunità. Non è solo un modo diverso di gestire il cicloturismo, ma una chiave per rinnovare l’intero modello di governance turistica, rafforzando la sinergia tra pubblico e privato e creando valore diffuso. 

Su questa linea si è soffermata nei saluti introduttivi Valentina Montesarchio, segretario generale di Unioncamere del Veneto, richiamando le azioni promosse grazie al Fondo Perequativo: dalle analisi di mercato ai percorsi di formazione e coaching per le imprese, fino ai laboratori pratici a supporto degli operatori. Non si tratta solo di supportare le imprese, ma di accompagnarle, insieme alle destinazioni, verso un modello di sviluppo sostenibile, innovativo e competitivo. In una dichiarazione rilasciata a margine del convegno, il presidente di Unioncamere del Veneto Antonio Santocono ha ribadito l’importanza di una gestione concertata del turismo, capace di mettere in rete istituzioni, operatori e comunità, come unica strada per rispondere in modo efficace alle sfide future. 

Un annuncio di rilievo è arrivato da Paolo Pinzuti (Bikenomist): la quinta edizione della Fiera del Cicloturismo si terrà a Padova dal 27 al 29 marzo 2026. Dopo il successo della quarta edizione a Bologna, con oltre 250 espositori, 22.000 visitatori e 40 buyer internazionali, l’evento approda dunque in Veneto, grazie all’impegno congiunto di Regione del Veneto, Padova Fiere, Camera di Commercio e Comune di Padova. La fiera, diretta da Pinar Pinzuti – premiata dalle Nazioni Unite nel 2021 in occasione del World Bicycle Day – sarà una vetrina strategica per consolidare il ruolo dell’Italia come destinazione cicloturistica di riferimento in Europa. 

Il convegno ha trovato un momento di particolare vivacità nella tavola rotonda moderata da Claudio De Monte Nuto (Consorzio Starting4), che ha dato voce a esperienze nazionali e internazionali. Aljoša Ota, dell’Ente Sloveno per il Turismo, ha raccontato come la Slovenia abbia costruito un modello solido di governance e marketing cicloturistico, capace di integrare prodotto e destinazione. Teresa Colombara, della Fondazione Marca Treviso, ha mostrato come un territorio complesso e diversificato stia costruendo un club di prodotto per rendere più riconoscibile e competitivo il cicloturismo locale. Elisa Zambelli, di Itinera Bike Verona, ha messo in luce l’evoluzione del rapporto con i grandi operatori internazionali dei viaggi in bici, mentre Alda Bordignon ha portato l’esperienza concreta della pista ciclabile Treviso–Ostiglia, sottolineando opportunità e criticità di una gestione che richiede manutenzione e servizi costanti. In chiusura, Giuliano Vantaggi della Regione del Veneto ha ribadito la necessità di rafforzare il ruolo dei soggetti gestori e di sostenere le destinazioni nel coordinamento e nella manutenzione delle infrastrutture. 

Il convegno ha confermato che il cicloturismo è molto più di un segmento, interpretando al meglio uno sviluppo turistico che coniuga sostenibilità, comunità e identità locali. Non riguarda solo il Veneto, ma rappresenta un’opportunità strategica per l’intero sistema turistico italiano, in grado di connettersi alle grandi direttrici europee, generare economie diffuse e raccontare un’Italia che sa coniugare innovazione e tradizione. La strada da percorrere è chiara: rafforzare governance e gestione, creare reti territoriali solide, investire in servizi e innovazione. In altre parole, trasformare il cicloturismo in un laboratorio concreto di futuro sostenibile e competitivo per il turismo del Paese.


sabato 20 settembre 2025

Le DMO in Puglia

Un passo avanti verso la governance turistica

Le notizie che ci giungono dalla Puglia in questi giorni, circa l'approvazione da parte del Consiglio regionale su proposta dell'Assessore al Turismo Gianfranco Lopane, della riforma che introduce le DMO in quella Regione non possono che fare piacere a tutti coloro che hanno a cuore lo sviluppo del turismo sostenibile e l’approccio di Destination Management che ne costituisce il presupposto. Seppur con grande ritardo rispetto ad altri Paesi, l’Italia sta finalmente comprendendo che una governance e una gestione organizzata e strutturata del fenomeno turistico sono divenute imprescindibili per governare – e non subire – i cambiamenti in atto.

La scelta della Puglia, che fa tesoro e aggiorna l’esperienza del Veneto e di altre Regioni, rafforza questa consapevolezza. Ma richiede anche un ulteriore salto culturale: le DMO non devono essere intese come semplici agenzie di promozione o marketing territoriale, bensì come strumenti di gestione strategica e sostenibile delle destinazioni, in grado di coordinare pubblico e privato, imprese e istituzioni, comunità e operatori, affinché l’organizzazione dell’offerta – anche sul digitale – rimanga nelle mani dei territori e non venga delegata ai soli giganti del web.

La riforma pugliese si distingue per il percorso partecipativo coordinato dalla stessa Regione Puglia, da Puglia Promozione e da Just Good Tourism, che l’ha preceduta: un anno di consultazioni con oltre 180 stakeholder tra associazioni di categoria, Camere di Commercio, amministratori locali e operatori privati; dieci tappe territoriali; giornate di confronto e approfondimento con esperti e policy makers. Questo lavoro ha evidenziato criticità note – dalla frammentazione istituzionale alla crescita disomogenea dei flussi, dalle sfide della digitalizzazione alla necessità di una maggiore qualificazione dei servizi – ma ha soprattutto messo in luce la volontà diffusa di costruire un modello condiviso di governance turistica.

Il nuovo quadro normativo pugliese supera l’impianto dei Sistemi Turistici Locali, fino ad oggi più teorici che operativi, e disegna ambiti territoriali e organizzazioni di gestione capaci di dare concretezza a una visione più moderna. Le DMO saranno soggetti intermedi tra Regione e territori, composti da pubblico e privato, con funzioni che vanno ben oltre la comunicazione: coordinamento dei flussi, sviluppo di prodotti turistici, formazione continua, accompagnamento delle imprese, gestione integrata delle informazioni e dei dati attraverso strumenti digitali e DMS.

Non va dimenticato che il dibattito europeo sulle DMO, aggiornato anche dal manifesto di European Cities Marketing, sottolinea alcune priorità che devono guidarne l’evoluzione: la sostenibilità sociale e ambientale, il rafforzamento delle partnership pubblico-private, la diversificazione delle fonti di finanziamento, la capacità di presidiare la sharing economy e di garantire qualità della vita per residenti e visitatori.

Per questo, la legge pugliese non deve essere letta come un punto di arrivo ma come un punto di partenza: la sfida ora è trasformare le DMO in strumenti reali di destination governance, capaci di dare voce ai territori, integrare i dati, sostenere le imprese, favorire l’innovazione e soprattutto assicurare che lo sviluppo turistico si misuri non solo in termini di arrivi e presenze, ma di valore generato per le comunità locali.

La Puglia compie così un passo importante, ma decisivo sarà il percorso che seguirà: dall’attuazione della normativa alla messa in campo di politiche e risorse, fino alla costruzione di una cultura del management che faccia delle DMO non l’ennesimo contenitore, ma il motore di un turismo più consapevole, organizzato e sostenibile.


sabato 13 settembre 2025

Borghi e territori di “margine” che cambiano passo (senza perdere l’anima)

 Rigenerare territori e comunità attraverso turismo, cultura e partecipazione

 
Palù, Palai en Bersntol in mòcheno, ti accoglie con un silenzio che non è vuoto: è ascolto. Qui, nella Valle dei Mòcheni, minoranza germanofona del Trentino, Trentino School of Management e un gruppo di 17 giovani professionisti stanno lavorando su una domanda semplice e difficilissima: come si fa destinazione in aree interne, "a margine", senza snaturarle, e al tempo stesso trovando un vero spazio di mercato? 
 
L’avvio, ieri, è stato di quelli che mettono a terra le parole. Maddalena Pellizzari (Responsabile Unità Economia del Turismo e Marketing Territoriale di TSM) ha rimesso al centro metodo e comunità; Adriana Miotto, Stefano Negrelli, Chiara Comirato e Gaia Sorgato di Just Good Tourism hanno ideato, gestito ed animato il format di questa Summer School riportando lo sguardo sul valore delle pratiche per generare relzioni tra comunità, cura e cultura; Luca Caputo, direttore di Verona & Garda Foundation, ha mostrato cosa significa fare regia quando destinazioni-motore e aree “di mezzo” si parlano davvero. Poi toccava a noi, e soprattutto ai partecipanti: voci diverse (chi affianca destinazioni, chi lavora in musei e miniere dismesse, chi fa comunicazione) a intrecciare governance, mercato e cura dei luoghi. 
 
Tre storie che ci stanno aiutando a comprendere:
 
Torri Superiore, Ventimiglia (Liguria) 
Una coinvolgente e appassionata Lucilla Borio, ha raccontato il caso di questo borgo medievale quasi perduto, recuperato con pazienza a partire dagli anni ’90. Oggi Ecovillaggio Torri Superiore è ospitalità, laboratori, educazione ambientale, comunità. Un caso “lento” che funziona perché tiene insieme restauro coerente, gestione quotidiana sostenibile e un’offerta esperienziale che non ha bisogno di effetti speciali. È un promemoria: rigenerare è un verbo transitivo, ma l’oggetto è la relazione. 
 
Sappada (Friuli-Venezia Giulia) 
Un paese di 1.300 abitanti, anche qui un'identità linguistica forte (il Plodarisch), natura e tradizioni. Oggi lavora sul tema più spinoso: accogliere senza farsi travolgere. Scelte concrete - ZTL estese, navette e TPL gratuiti, cura delle borgate, percorsi dolci - per tenere insieme qualità della vita dei residenti e qualità dell’esperienza per chi arriva. La politica locale, con Silvio Fauner (vicesindaco, olimpionico del fondo), interpreta bene il ruolo: non spettacolo, ma manutenzione del patto sociale. 
 
Verona Garda Foundation e i suoi “marchi d’Area” (Veneto) 
Dentro il Castello Scaligero ha aperto il nuovo ufficio turistico (IAT): non un “bancone”, ma un presidio che connette la “Pianura dei Dogi” gli altri “marchi d’area” (Lessinia, Valpolicella, Soave-Est Veronesecon le due grandi locomotive, Verona e Lago di Garda. Regia della Destination Verona & Garda Foundation: ancora Luca Capito ha raccontato cosa significhi gestire un attrattore, unire i punti, dare servizi, fare marketing in modo coerente, tenendo insieme realtà locale e sistema. È un gesto semplice e strategico: collocare l’accoglienza nel simbolo, e il simbolo al servizio della rete. 
 
 
Ciò che abbiamo capito (finora) 
 
Nelle aree interne il turismo non è “la” soluzione, ma può diventare una pratica trasformativa quando la governance è chiara, multilivello e dialogante. Qui la letteratura e l’esperienza della Lucerne School of Business (HSLU) aiutano: non esiste un unico modello, ma un compito diverso per ogni livello, da orchestrare come una partitura. 
 
Chi fa cosa, a quale livello 
 
- Borgo/comune/marchio d'area(locale): ascolto attivo della comunità, gestione degli spazi (mobilità, sosta, living Heritage), informazione accoglienza, calendario minuto, prime metriche di impatto (es. soddisfazione residenti/visitatori). È il livello della qualità dell’abitare. 
- Area intermedia / DMO territoriale: costruzione prodotti/esperienze, storytelling coerente, integrazione canali, DMS e dati operativi, coordinamento dei servizi di accoglienza (IAT e info-point), politiche di capacity e di distribuzione dei flussi. È il livello dell’orchestrazione. 
- Regione (qui la Provincia Autonoma): normativa, organizzazione, cornice strategica, standard (qualità, sostenibilità), reti IAT, investimenti abilitanti (digitale, formazione, incentivi alle imprese e alle destinazioni), osservatori e data governance unificata. È il livello dell’abilitazione. 
- Nazionale / europeo: norme e incentivi (PNRR, strategie turistiche), cornici per la sostenibilità (GSTC, GDS-Index), promozione-paese, benchmark e ricerca. È il livello della direzione di marcia. 
 
Il punto non è fare tutto dappertutto, ma saper smettere di farlo nel posto sbagliato. Quando Villafranca apre un IAT dentro un castello e lo connette a marchi d’area e città-regione, sta dicendo: “al locale l’accoglienza di prossimità; al livello intermedio il prodotto e i dati; alla regione il quadro e le infrastrutture abilitanti”. E quando Sappada regola accessi e mobilità, sta agendo dove ha senso agire: sul metabolismo del paese, non sul logo. 

Tre bussole per i prossimi passi
 
1) Identità prima dell’offerta. Torri Superiore insegna che la rigenerazione funziona quando l’ospite entra in una storia che esisteva prima di lui. L’autenticità non si progetta: si protegge e si apre. 
 
2) Dati utili, non solo “dashboard”. In aree interne i pochi dati giusti (mobilità, capacità di carico, sentiment dei residenti, stagionalità della domanda) contano più di arrivi e presenze: senza feedback loop non c’è management, solo promozione. 
 
3) Alleanze asimmetriche. Piccoli borghi + città/aree forti non è una relazione coloniale se è chiaro il give & get: distribuzione dei flussi e nuovi motivi di viaggio in cambio di autenticità, tempo lungo e qualità di esperienza. DVG Foundation con i suoi marchi d’area lo sta facendo vedere. 
 
La Summer School di TSM e Just Good Tourism a Palù è occasione non per parlare di marginalità, ma per lavorare con un margine che prova a diventare bordo: un luogo dove la comunità è ancora soggetto, la lingua (mòchena) è patrimonio vivo e la distanza è una risorsa narrativa, non un difetto logistico. Qui i nostri 17 partecipanti stanno costruendo micro-strumenti: un toolkit per l’ascolto, un canvas per i prodotti low-impact/high-meaningschemi minimi di governance (chi decide cosa, con quali dati). Piccole cose, subito usabili. 
 
La scommessa è tutta qui: non chiedere ai borghi o ai territori “a margine” di inseguire la rendita del turismo, ma di usare il turismo per difendere il tempo lungo dei luoghi. Se ci riusciamo, il mercato, quello vero, fatto di personeci raggiunge volentieri. 
 

Il turismo nel 2026

  Leggere e guidare la transizione Siamo alla conclusione di un anno che ha fornito al turismo indicazioni a tratti contraddittorie, non sem...