Un passo avanti verso la governance turistica
Le notizie che ci giungono dalla Puglia in questi giorni, circa l'approvazione da parte del Consiglio regionale su proposta dell'Assessore al Turismo Gianfranco Lopane, della riforma che introduce le DMO in quella Regione non possono che fare piacere a tutti coloro che hanno a cuore lo sviluppo del turismo sostenibile e l’approccio di Destination Management che ne costituisce il presupposto. Seppur con grande ritardo rispetto ad altri Paesi, l’Italia sta finalmente comprendendo che una governance e una gestione organizzata e strutturata del fenomeno turistico sono divenute imprescindibili per governare – e non subire – i cambiamenti in atto.
La scelta della Puglia, che fa tesoro e aggiorna l’esperienza del Veneto e di altre Regioni, rafforza questa consapevolezza. Ma richiede anche un ulteriore salto culturale: le DMO non devono essere intese come semplici agenzie di promozione o marketing territoriale, bensì come strumenti di gestione strategica e sostenibile delle destinazioni, in grado di coordinare pubblico e privato, imprese e istituzioni, comunità e operatori, affinché l’organizzazione dell’offerta – anche sul digitale – rimanga nelle mani dei territori e non venga delegata ai soli giganti del web.
La riforma pugliese si distingue per il percorso partecipativo coordinato dalla stessa Regione Puglia, da Puglia Promozione e da Just Good Tourism, che l’ha preceduta: un anno di consultazioni con oltre 180 stakeholder tra associazioni di categoria, Camere di Commercio, amministratori locali e operatori privati; dieci tappe territoriali; giornate di confronto e approfondimento con esperti e policy makers. Questo lavoro ha evidenziato criticità note – dalla frammentazione istituzionale alla crescita disomogenea dei flussi, dalle sfide della digitalizzazione alla necessità di una maggiore qualificazione dei servizi – ma ha soprattutto messo in luce la volontà diffusa di costruire un modello condiviso di governance turistica.
Il nuovo quadro normativo pugliese supera l’impianto dei Sistemi Turistici Locali, fino ad oggi più teorici che operativi, e disegna ambiti territoriali e organizzazioni di gestione capaci di dare concretezza a una visione più moderna. Le DMO saranno soggetti intermedi tra Regione e territori, composti da pubblico e privato, con funzioni che vanno ben oltre la comunicazione: coordinamento dei flussi, sviluppo di prodotti turistici, formazione continua, accompagnamento delle imprese, gestione integrata delle informazioni e dei dati attraverso strumenti digitali e DMS.
Non va dimenticato che il dibattito europeo sulle DMO, aggiornato anche dal manifesto di European Cities Marketing, sottolinea alcune priorità che devono guidarne l’evoluzione: la sostenibilità sociale e ambientale, il rafforzamento delle partnership pubblico-private, la diversificazione delle fonti di finanziamento, la capacità di presidiare la sharing economy e di garantire qualità della vita per residenti e visitatori.
Per questo, la legge pugliese non deve essere letta come un punto di arrivo ma come un punto di partenza: la sfida ora è trasformare le DMO in strumenti reali di destination governance, capaci di dare voce ai territori, integrare i dati, sostenere le imprese, favorire l’innovazione e soprattutto assicurare che lo sviluppo turistico si misuri non solo in termini di arrivi e presenze, ma di valore generato per le comunità locali.
La Puglia compie così un passo importante, ma decisivo sarà il percorso che seguirà: dall’attuazione della normativa alla messa in campo di politiche e risorse, fino alla costruzione di una cultura del management che faccia delle DMO non l’ennesimo contenitore, ma il motore di un turismo più consapevole, organizzato e sostenibile.
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