Dai dati alle persone: il turismo intelligente come leva per comunità più consapevoli.
Martedì 14 ottobre, all’Auditorium del Centro Culturale San Gaetano di Padova, si è svolta la nona edizione di Digital Tourism Veneto, promossa da Fondazione Comunica e Regione del Veneto in collaborazione con il Comune di Padova, BTO, UniCredit, Smartland, con il patrocinio di ENIT e Unioncamere Veneto.
Una giornata intensa di riflessione e confronto che ha messo in dialogo istituzioni, accademia e imprese su come trasformare la digitalizzazione del turismo in un processo intelligente e sostenibile, capace di generare conoscenza, innovazione e benessere condiviso.
La giornata, condotta con equilibrio e ritmo da Stefano Ceci, si è articolata in diversi panel, ciascuno dedicato a una dimensione della trasformazione digitale delle destinazioni.
Il primo panel ha affrontato in profondità il concetto di Smart Tourism Destination, mettendo in luce la sua evoluzione da slogan tecnologico a paradigma complesso di gestione territoriale.
Essere “smart” non significa solo introdurre nuove piattaforme o strumenti, ma riprogettare le relazioni che costituiscono il tessuto vivo della destinazione.
L’intelligenza di un territorio nasce dall’equilibrio tra governance, capitale umano, infrastrutture digitali e partecipazione: è la capacità di cooperare, imparare e adattarsi nel tempo, valorizzando conoscenze e risorse collettive.
Si è posto l’accento sul destination management come processo sistemico, dove la dimensione tecnologica si integra con quella organizzativa e sociale.
Una destinazione intelligente è quella che investe sulla competenza diffusa, sull’inclusione delle comunità locali, sulla qualità delle relazioni tra pubblico e privato.
L’innovazione digitale può sostenere questa evoluzione solo se accompagnata da una crescita di cultura organizzativa: strutture più aperte, processi decisionali condivisi, strumenti di ascolto e di valutazione dei risultati.
È stato ricordato come le esperienze europee più avanzate abbiano dimostrato che la “smartness” non si misura nel numero di sensori o di dati raccolti, ma nella capacità di trasformare l’informazione in conoscenza utile, e la conoscenza in decisione.
Ogni destinazione, per diventare intelligente, deve saper costruire una visione propria, fondata su strategie di lungo periodo, una governance chiara e un continuo apprendimento collettivo.
In questo quadro, la riflessione di Rodolfo Baggio ha assunto un significato profondo e trasversale:
“La vera sfida non è rincorrere le mode tecnologiche, ma capire perché e per chi si innova. I dati, l’intelligenza artificiale, gli algoritmi sono strumenti preziosi solo se ci aiutano a migliorare la vita dei turisti, degli operatori e soprattutto dei residenti. Una destinazione è davvero intelligente quando le sue scelte generano equilibrio, quando il turismo diventa un’opportunità per tutti e le sue ricadute si distribuiscono sull’intera comunità ospitante.”
Un invito a leggere la trasformazione digitale come percorso etico, non solo tecnico, in cui l’obiettivo non è fare di più, ma fare meglio, con maggiore consapevolezza e responsabilità.
Il secondo panel ha spostato l’attenzione sulle strategie regionali e i modelli di governance multilivello, mostrando come la competitività delle destinazioni non dipenda tanto dalle risorse disponibili quanto dalla capacità di farle dialogare tra loro.
L’esperienza del Veneto è stata presentata come un sistema che evolve verso una governance collaborativa, dove Regione, DMO, enti locali e operatori privati condividono obiettivi e strumenti.
Attraverso la misura FESR 1.2.4 Smart Tourism Destination, la Regione sta favorendo il passaggio da un approccio frammentato a uno integrato, basato su dati comuni, strategie coordinate e progetti misurabili.
Il turismo non è più visto come un settore isolato, ma come una piattaforma di sviluppo territoriale, capace di coinvolgere ambiente, cultura, mobilità, artigianato, ricerca e innovazione.
In questa prospettiva si è riaffermata una visione del turismo come bene comune.
Una destinazione competitiva è tale quando produce valore condiviso, quando la crescita turistica si traduce in opportunità per le imprese ma anche in qualità della vita per i residenti, in equilibrio tra tutela del territorio e sostenibilità economica.
È un turismo che non consuma, ma rigenera; che non si appropria, ma redistribuisce; che non separa, ma ricompone.
Questo approccio traduce in pratica la visione europea di smart destination: un sistema aperto, connesso e partecipato, dove la conoscenza diventa la principale risorsa collettiva.
Il terzo panel ha messo in relazione il tema dei grandi eventi con quello della costruzione dell’identità territoriale.
È stato sottolineato come gli eventi possano essere molto più che strumenti di marketing: rappresentano laboratori di innovazione e di coesione, capaci di attivare reti, consolidare competenze e produrre cambiamenti duraturi.
La sfida è quella di spostare l’attenzione dalla visibilità alla legacy, dal breve termine alla creazione di valore nel tempo.
Misurare gli impatti economici è importante, ma altrettanto necessario è valutare gli effetti culturali, ambientali e sociali, per capire se e come un evento contribuisca al rafforzamento della destinazione.
In questa logica, l’appuntamento di Milano-Cortina 2026 è stato letto non solo come opportunità promozionale, ma come occasione per sperimentare nuove forme di governance territoriale, capaci di unire pubblico e privato, competenze locali e visione internazionale.
Il marketing degli eventi è quindi uno strumento per raccontare e ricostruire il senso dei luoghi, trasformando il turismo in una forma di partecipazione collettiva.
Nel pomeriggio, la discussione si è spostata sul tema dell’approccio data driven, considerato il vero motore delle destinazioni intelligenti.
È stato illustrato come la gestione integrata dei dati rappresenti oggi una condizione necessaria per costruire politiche basate sull’evidenza e non sulle percezioni.
L’esperienza del Veneto, attraverso l’Osservatorio del Turismo Regionale Federato, mostra un’evoluzione significativa: da strumento di raccolta statistica a piattaforma dinamica di conoscenza condivisa, capace di integrare dati quantitativi, qualitativi e digitali in un’unica architettura informativa.
I sistemi di monitoraggio oggi consentono di analizzare non solo le presenze e la capacità ricettiva, ma anche la spesa media, la composizione dei flussi, i canali di vendita, il sentiment online e l’impatto economico e reputazionale degli eventi.
Tra le sfide emerse, quella della granularità dei dati, della tempestività delle informazioni e della loro rappresentatività, elementi essenziali per trasformare la conoscenza in decisione.
La prospettiva futura è quella del forecasting, dell’anticipazione ovvero, non più solo leggere ciò che accade, ma prevedere e orientare le dinamiche del turismo.
Un modello predittivo fondato su un dialogo costante tra governance, imprese e intelligenza artificiale, dove la tecnologia diventa interlocutore attivo della programmazione e non semplice strumento di analisi.
Questo approccio consente di trasformare il dato in capacità di governo: governare non per controllare, ma per capire, per accompagnare i processi e per evitare che la velocità del cambiamento superi quella della conoscenza.
Le sessioni successive hanno affrontato il tema dell’intelligenza artificiale nel turismo, non come promessa futuristica ma come strumento già presente nella gestione dei dati, nella personalizzazione dell’esperienza e nell’ottimizzazione delle risorse.
È stato sottolineato che l’AI non deve sostituire la componente umana ma la potenzia, aprendo a nuove professionalità e a un nuovo equilibrio tra competenze tecniche, analitiche e relazionali.
L’innovazione, in questa prospettiva, è stata interpretata come processo culturale, come un modo diverso di leggere la realtà, di costruire politiche pubbliche e di condividere responsabilità.
Uno degli ultimi panel ha collegato il tema dell’innovazione digitale con quello della transizione ecologica, aprendo una riflessione sulle politiche e sui comportamenti che possono rendere il turismo realmente climate-sustainable.
Il turismo intelligente non può essere separato dalla sostenibilità e il digitale deve servire a ridurre gli impatti ambientali, ottimizzare l’uso delle risorse e favorire scelte consapevoli da parte di viaggiatori e imprese.
Sono stati discussi esempi di applicazione dei dati e dell’AI per la gestione dell’energia, della mobilità, dei rifiuti e della capacità di carico dei territori, con l’obiettivo di orientare le politiche pubbliche verso una misurazione più precisa della sostenibilità.
La sfida è trasformare l’innovazione in intelligenza ecologica, capace di coniugare competitività e tutela ambientale, qualità dell’offerta e rispetto dei limiti planetari.
Il panel ha posto infine un tema di governance. Affinché la sostenibilità non diventi un’etichetta, serve una integrazione stabile tra dati climatici, modelli di comportamento e pianificazione territoriale.
L’innovazione climate-sustainable è dunque una frontiera che interroga la politica e la cultura del turismo, richiedendo strumenti di valutazione trasparenti e la capacità di tradurre gli indicatori ambientali in azioni quotidiane.
La giornata si è conclusa con la presentazione dei dati dell’Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi e con la tavola rotonda dedicata alla meeting industry, che ha messo in luce il ruolo crescente del turismo congressuale nel sistema veneto.
L’incontro ha restituito l’immagine di un settore in evoluzione, capace di unire innovazione, internazionalizzazione e sostenibilità, e di contribuire alla destagionalizzazione dell’offerta turistica.
È emerso il valore del lavoro in rete tra Convention Bureau e destinazioni, non solo come modello organizzativo ma come paradigma culturale di collaborazione, conoscenza e visione.
L’edizione 2025 di Digital Tourism Veneto ha confermato che la vera trasformazione del turismo non si misura in quantità di dati o in sofisticazione tecnologica, ma nella crescita di intelligenza collettiva.
L’innovazione diventa tale solo se produce equilibrio, se favorisce la cooperazione tra i soggetti e se restituisce valore ai territori.
Il turismo intelligente non è un settore, ma una forma di pensiero e di governo del territorio: un progetto politico, sociale e culturale che mette al centro le persone, le conoscenze e la capacità di immaginare insieme il futuro.
In questo senso, la sfida non è più digitale ma civile, ovvero imparare a essere connessi non solo attraverso le reti, ma attraverso le idee, le responsabilità e la cura dei luoghi.