sabato 17 maggio 2025

Un viaggio verso il futuro

 

Dal "prototurismo" alla “generazione Greta”: un lungo viaggio verso il futuro

Il bisogno di viaggiare ci accompagna fin dalle origini della civiltà. Dai pellegrinaggi dell'antico Egitto al Grand Tour dei nobili europei, dalle terme romane ai bagni di mare ottocenteschi, la storia del turismo è sempre stata intrecciata a quella della società. Ogni epoca ha lasciato la sua impronta sul modo di viaggiare, di esplorare, di scoprire.

Se un tempo viaggiare era privilegio per pochi, oggi il turismo è diventato parte della vita quotidiana di milioni di persone. Ma questa conquista porta con sé nuove responsabilità.

Il XX secolo ha conosciuto il boom del turismo di massa, alimentato dalla motorizzazione, dal tempo libero retribuito, dallo sviluppo di infrastrutture e mezzi di trasporto. Negli anni Ottanta e Novanta si è poi affermato un turismo sempre più globalizzato, flessibile, accessibile. Si sono moltiplicate le motivazioni, i tipi di offerta, le esperienze. Ma tutto questo ha avuto anche un prezzo.

Già prima della pandemia, molte destinazioni mostravano segni di sofferenza. L’overtourism minava la qualità della vita dei residenti e la fruizione autentica dei luoghi. Le città d’arte, i borghi storici, le mete balneari e montane si trovavano spesso a fare i conti con flussi ingestibili, infrastrutture sotto stress e un’offerta turistica non sempre capace di generare valore reale per le comunità.

Il turismo digitale – con la diffusione delle OTA, dei metasearch, della sharing economy – ha reso tutto più veloce, ma anche più fragile: prezzi sempre più compressi, margini ridotti per le imprese locali, una crescente dipendenza da piattaforme globali.

Serve allora tornare alle radici del viaggio. Non per nostalgia, ma per ispirarsi a un turismo che abbia senso, valore, misura.

Oggi ci troviamo davanti a una nuova generazione di viaggiatori. Più consapevoli, più informati, più esigenti. È la “generazione Greta”, che cerca esperienze autentiche, contatto con la natura, attenzione all’ambiente e al clima, rispetto per i territori e per le persone che li abitano. Non cerca solo una meta, ma un significato. Non basta più “visitare”, bisogna capire, partecipare, rigenerare.

È in questo scenario che destinazioni, imprese, enti pubblici devono interrogarsi e agire. Serve un nuovo paradigma: non più crescita indefinita, ma equilibrio; non più quantità, ma qualità; non più turismo ovunque, ma turismo dove ha senso.

È il momento di valorizzare le aree interne, i borghi, i cammini, il turismo rurale. Di integrare l’offerta termale, culturale, lacuale e alpina con nuove forme di accoglienza e fruizione. Di sviluppare nuovi modelli di gestione del turismo per governare, non subire, il cambiamento.

Il viaggio è cambiato, e con esso deve cambiare anche il modo in cui pensiamo e costruiamo il turismo. Ripensare il futuro del turismo significa guardare indietro per andare avanti. E farlo con occhi nuovi.

Stefan Marchioro
Ripensare il futuro del turismo

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